2 cose su di me

Che ore sono? C’è luce? No way! Il tempo di mettermi al computer di giorno negli ultimi mesi mi è decisamente mancato. Ho un nome in codice dall’inizio degli anni 90, Luisa Lombardia. Si, sono io, quella che ha fatto inciampare un signore in un bar nel guinzaglio del cane. Quel vecchio bacucco voleva portare me, la mia bastardina e la mia amica alla polizia. Al che con grande prontezza di spirito (per i miei dodici anni) gli dissi che non avevo un documento di identità ma che il mio nome era Luisa Lombardia. Si è girato, mi ha guardato, si è fiondato verso il bavero della mia giacca, e allora ho urlato: via via via! Marghe corri! Abbiamo corso fino a quando non l’abbiamo seminato. Fine della storia. Da allora sono Luisa Lombardia ogni volta che voglio fare qualcosa di cui mi vergogno, ogni volta che sputo nel piatto per il troppo ridere, o che salgo sull’autobus senza biglietto (cosa che a dire il vero non faccio dalla fine degli anni ’90). Il mio alter ego mi accompagna quando sento di essermi sbagliata, quando non voglio macchiare la mia vera identità, quando canticchio su un tram accorgendomi a fine canzone che il conducente mi sentiva benissimo. ‘Non ti vergognare, sei simpatica! Come ti chiami?’. ‘Luisa’.

Da sette anni a questa parte mi sveglio parecchie volte la notte. In questi sette anni ho sfornato 3 figli, lasciato un lavoro, aperto un cocktail bar, cambiato alimentazione, cambiato nazione ma non nazionalità. Parlo 4 lingue ma ne uso prevalentemente 5. Bisogna aggiungerci le frasi in dialetto lumbard che mi hanno insegnato i miei nonni. Intercalari della mia vita quotidiana.

In questi 7 anni ho affrontato più crisi e cambiamenti che in tutto il resto della mia vita. Avete presente la visione alchemica della vita, che sostiene che ogni 7 anni si cambi pelle, ovvero che i nostri neuroni si rinnovino, che tutte le cellule si rigenerino? Ecco io mi trovo esattamente a metà del cerchio, nel mio 36esimo anno di vita. Qui comincia il declino dell’energia (dicono loro, sti alchemici gufi portaiella), in quel momento in cui il passato plasma più le nostre azioni rispetto alla curiosità. Quel momento in cui se non ci mettiamo due bastoncini sugli occhi per restare svegli dopo le 9 di sera non riusciamo più a vedere neanche una serie su Netflix.

Al momento di notte allatto. E’ una figata perché mi dà modo di pensare, cosa che diciamoci la verità, di giorno non ho molto tempo di fare.

Di giorno faccio le seguenti cose: cucino, vesto, svesto, cambio, faccio la spesa, ordino e riordino, telefono, rido, sogno, abbraccio, sbaciucchio i miei bambini. Quando riesco faccio andare i neuroni per lavoro, ovvero mi diverto ad aiutare nuove startup a farsi conoscere e soprattutto a farsi dare dei denari per partire. Qui entra in gioco la mia esperienza decennale all’estero nella capitale brussellese…ma qui mi dilungo troppo. Follow me e ne sentirete delle belle.

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