La mia amica smanettona – L’intervista

Conosco l’Ale dalla quarta ginnasio. Ovvero da più di vent’anni. Pensavo di sapere tanto di lei, e invece in mezz’ora di chiacchierata finalizzata a questa intervista mi sono accorta di avere soltanto sollevato un primo timido velo di vita. Non solo, mi sono accorta che moltissimi strati sono ancora da scoprire, sono interessanti e ingiustamente relegati a dei suoi ricordi personali. Mi ha così arricchito questa mezz’ora che forse potrei scrivere un articolo al mese su di lei. Ecco, l’impressione è proprio questa. Ci penserò.

Nata in Francia da genitori italiani, alle elementari è ‘tornata’ a Milano dove è rimasta in pianta stabile fino all’università. Al ginnasio, dicevo, ci siamo incontrate. E l’Ale non era certo una tra tante. Si faceva notare per qualcosa che credevo essere una forma di immaturità emotiva: parlava a voce alta, troppo alta, con una marcata R francese. Aveva un modo di fare infantile che cozzava con i nostri goffi tentativi di sembrare grandi. La contraddistingueva un’intelligenza rara, che esprimeva in un’attenzione al dettaglio e una curiosità quasi patologica, e nell’eccellenza più totale nelle materie scientifiche. Ma non solo: fin da ragazzina l’Ale disegnava benissimo, un tratto preciso, ironico, promettente. Ogni tanto mi regalava qualche gioia in più sui miei quaderni disordinati.

Oggi è una donna. Domani è il suo compleanno e io per la prima volta in tanti anni potrò festeggiarlo con lei. Tornare a vivere in Italia dopo una dozzina d’anni vuol dire anche questo, ritrovare vecchi amici, scoprirne di nuovi, accorgersi per caso di essere del tutto ignari della loro vita quotidiana tra i venti e i trenta.

Oggi l’Ale è la mia amica smanettona che mi aiuta a capire qualcosa di questo blog. Laureata in filosofia, lavora nel digital marketing ma sogna di pubblicare un libro. Attenzione, non un libro, ma il suo libro. Una storia a cui sta lavorando dal 2005, da quando è stata folgorata da un’ispirazione sull’Himalaya. Nel frattempo ha vissuto a New York, in India, ha rivissuto in Francia, ha lavorato nell’editoria e porta avanti un progetto artistico/culturale a Napoli con i bambini del Rione Sanità. Partecipa alla maggior parte delle maratone nel raggio di 100km e va a correre almeno tre mattine a settimana. E’ l’unica che nonostante una vita a dir poco eclettica ha sempre trovato il tempo di venirmi a trovare a Bruxelles. Tutti gli anni, almeno una volta.

Certo è molto fortunata, ha la possibilità di farlo e come lei stessa precisa, sono i suoi genitori che per primi l’hanno sempre spinta a lanciarsi in varie attività, a staccarsi da suo fratello per trovare la sua strada. ‘Ricordo il primo giorno di asilo a Parigi, per mano a mio fratello che aveva ancora 2 anni, e la sensazione traumatica del non capire quello che la gente ci diceva – dice l’Ale – Mio fratello si è dimostrato da subito un bambino molto comunicativo, mentre io cercavo il contatto con gli adulti e avevo molte più difficoltà nella relazione con i miei pari. Mi esprimevo col disegno più che con la parola. Però non direi che non sono una persona socievole, a 9 anni a Milano ho cominciato gli scout e il mio totem è stato da subito lontra socievole’.

L’Ale ha una memoria fuori dal comune, ricorda dettagli di vita passata capaci di farmi davvero dubitare dei miei neuroni. Io non ho una grande memoria, questo già lo sapevo prima di questa intervista. Certo però che oggi alcune minuzie, unite alla sua capacità analitica, e alla prontezza delle sue risposte mi hanno impressionato. Ha fatto esperienze nei campi più svariati, ha viaggiato in posti incredibili in condizioni estreme, ha vissuto la solitudine dell’anima e il trauma di sentirsi incompresa, o non presa sul serio.

“Da bambina alla domanda che cosa vuoi diventare da grande avevo disegnato una strega. La maestra mi aveva stracciato il disegno, e così ho dovuto disegnare un gelataio per farla felice. Ma io volevo essere una strega, essere qualcuno di diverso. La mia vita è stata un po’ così, ho spesso seguito la strada consigliata da altri, invece di decidere da sola, seguendo il mio cuore. Questo l’ho imparato da grande: bisogna conoscersi a fondo, lavorare su sé stessi per potersi costruire la vita che ci rende felici”. E cosa è importante per te Ale, che consiglio daresti? “Direi di non sottovalutare l’importanza dell’indipendenza economica, per potersi permettere di spendere i propri risparmi nelle proprie passioni, che per me sono i viaggi, o in questo momento la corsa, che sfida la mia competitività, che mi spinge a migliorarmi continuamente, che mi fa sentire bene”. Eppure non avrei mai detto che saresti diventata una sportiva Ale…

“Perché al liceo non avevo ancora trovato la mia strada. I miei genitori mi hanno sempre fatto fare sport, ma ricordo che il mio maestro di tennis mi diceva che ero un’idiota. E a che a educazione fisica a scuola l’unica cosa che contava era saper giocare a pallavolo. Ci ho messo tanti anni e tanta vita per scoprire la corsa”.

Alcune persone sono speciali, e l’Ale è una di quelle. Una che a trent’anni fa gli scherzi con gli scarafaggi finti, che mi chiede consiglio sul tono di un messaggio (‘puntini puntini o punto di domanda?’), una che dà soprannomi ai personaggi che gravitano intorno alla sua vita (chiedetele di ‘occhi azzurri’, o de ‘il consulente’), una smanettona geniale che sottovaluta la ricchezza che ha dentro. E’ un’unicità che sta sbocciando, che mi auguro verrà fuori prorompente in questo suo trentasettesimo anno. E’ ora Ale che tu ti senta a tuo agio nel mondo, perché non sei un uccello di palude, come direbbe la Marini, sei un Cigno Reale. Da quando hai mosso i primi passi hai dimostrato di essere adattabile, ora dimostra a te stessa che puoi continuare serena sulla strada che hai scelto. Plasmala tu la realtà, così come ti viene. E sarà perfetta.

I’m grateful to be part of your life! Happy birthday!

 

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