Peripezie tutte italiane

Un post veloce ma che la dice tutta. Oggi 17 aprile Lindibussolotta avrebbe dovuto fare il vaccino Meningococco. A seguito del suo ricovero la pediatra mi ha consigliato, ormai una settimana fa, di cambiare l’appuntamento per evitare complicazioni dovute ad una sua eventuale immunodepressione. Lo so, parlo difficile, ma ormai mi sto facendo una cultura. Detto inter nos: è troppo fragile ancora, lasciala tranquilla e non appena si sarà rilassata zac, le daremo ‘na nuova botta de febbre.

Così, come – quasi – sempre ubbidiente e rispettosa delle competenze altrui, seguo il consiglio della pediatra: invio una email. Invio una seconda email. Chiamo un centinaio di volte invano. Oggi mi reco quindi di persona in Via Statuto 5. Arrivo, prendo il mio bel numerino, constato che ci sono una ventina di persone davanti a me, sospiro, mi siedo. Whatsappo, guardo lo schermo, telefono, aspetto. Dopo una buona mezz’oretta decido che è venuto il momento di fare all’italiana. Non appena esce una in camice bianco la bracco e gentilissima incalzo con la mia tristissima storia: sono qui sola perché…mia figlia ricoverata…e non riesco a parlare con nessuno…e dovrei solo fissare un nuovo appuntamento…bla bla bla… La dottoressa mi lascia parlare. Ma poi mi guarda perplessa e mi dice: ma Signora, guardi che il Centro Vaccinale ha cambiato sede.

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Ma io ho in mano una convocazione in cui c’è ben scritto che il 17 di aprile alle 10h10 ho appuntamento proprio qui, in via Statuto 5. E d’altronde sul biglietto che ho appena preso c’è ben scritto Centro Vaccinale. Ma io dico, ho le traveggole? Come, ha cambiato sede? ‘Ma Signora – continua serafica – c’è un cartello qui, e guardi, ce n’è uno anche all’ingresso vede?’ A quel punto la perplessa sono io. Mi scusi ma io non rendo visita al Centro Vaccinale così, a tempo perso, giusto per assicurarmi che non sparisca. Forza bambini, mentre mangiate il gelato, entriamo al Centro Vaccinale che chissà mai che abbiano cambiato colore alle pareti! Eh no signori. Io ricevo una convocazione, e mi presento il giorno previsto all’orario previsto. E mi aspetto di trovarci chi di dovere.

Me ne vado a testa bassa segnandomi l’indirizzo della nuova sede e nell’ordine:

  1. ringraziando di non aver portato Lindibussi con me
  2. ringraziando (!) di non avere un lavoro da dipendente e di non essermi dovuta prendere delle ore di permesso per questa farsa
  3. ringraziando di aver ceduto al mio istinto tutto italiano di trovare una soluzione più veloce alla fila infinita in cui mi ero infilata
  4. chiedendomi come sia possibile che oggi, in un Paese come il nostro, non ci sia un database dei vaccinandi da avvisare in caso di imprevisti / cambi orario / chiusura eccezionale della Sede / trasferimento dell’intera Sede, come in questo caso

Chi mi conosce lo sa, non amo chi sputa nel piatto in cui mangia, non ho mai amato lo snobismo di certi italiani all’estero che guardano al nostro Bel Paese dall’alto in basso, come se loro fossero migliori solo perché se ne sono allontanati. Eh no, non voglio che questo blog diventi una piattaforma di denuncia delle nostre inefficienze, questo blog vorrei che fosse tutt’altro. Di storie belle da raccontare ce ne sono fin troppe. Però ragazzi non è semplice neanche far finta di nulla. E anzi secondo me a far finta di niente, a rassegnarsi al fatto che tanto qua funziona cosi’, che bisogna saltare la fila, alzarsi e braccare la dottoressa di turno ‘solo per chiedere un’informazione’ non ci facciamo del bene. Ecco, qua chiudo. Nell’attesa della prossima intervista, già programmata, con qualcuno di davvero inspiring, e augurandomi quindi che questo sia l’ultimo post di questo genere.

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