Antonella Schiavello e la Banca del Latte, un’eccellenza italiana – L’intervista

E’ soltanto con la nascita di Lindibussi, qui a Milano, che ho scoperto dell’esistenza della Banca del Latte alla Clinica Mangiagalli. Così ho aspettato che l’allattamento fosse ben avviato e ho poi chiamato il numero di telefono che avevo visto sulle locandine in ospedale. Ho sempre avuto tanto latte, e cosi mi sono detta: ” perché non diventare donatrice?”. Come spesso mi accade, mi sono buttata più per curiosità che altro in questa avventura, assolutamente non conscia del gesto immenso che stavo per intraprendere. Antonella, l’ostetrica che si occupa di raccogliere a domicilio il latte materno, ma che in realtà ha un ruolo ben più complesso e ‘magico’, mi ha aperto gli occhi sull’importanza di quello che stavo facendo. Se anche solo un’altra mamma, dopo la lettura di questo post, volesse entrare a far parte della rete delle mamme donatrici, per me sarebbe un successo. E’ proprio il caso di dire che una goccia in più può fare la differenza, e per questo ho sentito il dovere di intervistare Antonella, che dedica la sua vita a questa causa.

“La Banca è nata nel 2016 e raccoglie latte materno da dare ai bimbi nati prematuri e che non hanno la fortuna di poter bere, nei primi giorni di vita, quello delle loro madri” mi spiega. “A volte purtroppo il corpo della mamma che ha partorito prima del tempo non è pronto, o a volte il bimbo non è in grado di attaccarsi. La scienza dimostra che il latte materno ha infiniti effetti benefici e aumenta le possibilità di sopravvivenza di tutti i bimbi, in particolare dei nati pretermine, ha un’elevatissima tolleranza alimentare, previene infezioni e ipertensione arteriosa. Il fatto di poter dare al proprio bimbo delle gocce di latte umano tranquillizza le mamme della terapia intensiva neonatale e permette loro di stimolare la loro produzione con più serenità e dandosi il tempo necessario”.
La mamma donatrice può scegliere con che frequenza donare il latte. Dopo una breve intervista conoscitiva e un’analisi per verificare che il latte sia idoneo alla donazione, ogni mamma riceve la visita di Antonella a casa, che lascia un tiralatte, i biberon sterili, un termometro per il freezer (prima della raccolta viene sempre verificato che le condizioni di conservazione del latte siano corrette), e delle etichette prestampate da utilizzare su ogni raccolta.
“Ci sono mamme che si tirano il latte tutti i giorni, altre solo il we, altre una volta alla settimana – spiega Antonella – Ogni mamma dona con i suoi tempi le quantità che riesce. Considera che un bimbo prematuro che pesa 600-700 grammi beve circa 20ml di latte”. Uuuu così poco? A poppata? “No, al giorno. Una siringa di latte al giorno. In tutto. Capisci che il fatto che tu mi regali un biberon da 200 ml sfama 10 bambini della terapia intensiva per un giorno intero”.
Ma come, e come ho fatto a fare due figli senza sapere tutto questo? E come ho fatto a buttare del latte materno congelato che avevo tirato per Sgretolins quando era piccina? Ho fatto come tutti del mio meglio. Ma meglio si può fare sempre, senza nulla togliere al proprio bambino. Antonella mi raccomanda fin dalla prima visita di tirare il latte dopo la poppata e non prima. E’ anche molto attenta a dirmi che se dovessi rendermi conto che c’è qualche problema con la produzione o che il mio bambino dovesse risentire di questa mia decisione è mio dovere smettere di donare, e dare la priorità al mio cucciolo. E’ molto intelligente: lei sa che tirandomi un po’ di latte la produzione aumenta, di certo non diminuisce. E che quindi, se possibile, non solo sto dando un aiuto concreto a dei bimbi meno fortunati del mio, ma sto producendo in più anche per Lindibussi.
Oggi a Milano Lindis ha diversi ‘fratellini di latte’, che nei loro primi giorni di vita hanno potuto godere di questo mix incredibile di cellule, enzimi, anticorpi, elementi nutritivi, nell’attesa che il latte delle loro mamme fosse pronto. E questa è una cosa che mi inorgoglisce certo, ma che soprattutto mi riempie di infinita stima e ammirazione per chi a questo dedica la sua vita professionale. Oggi mi sarei aspettata di ricevere dati e numeri e informazioni asettiche. E invece quel che ricorderò sempre di questa intervista è l’emozione che traspare dal viso di Antonella, i suoi occhi lucidi ed emozionati quando parla di questo ingranaggio tutto al femminile che funziona e che si sta espandendo molto velocemente.
“In Italia abbiamo 36 Banche del Latte, di cui 6 solo in Lombardia. “In due anni abbiamo raccolto più di 1.000 Litri di latte. C’è ancora molto da fare però – mi dice Antonella – l’obiettivo è raccoglierne 1.000 all’anno, vorremmo aprire almeno una Banca in Sardegna, vorremmo che fossero tutte connesse, come le sei banche toscane, stiamo studiando il modo migliore per gestire l’eventuale eccedenza”. Insomma, quello della Banca del Latte è un progetto nuovo, che ha solo due anni, ma che sta dando grandissimi risultati, grazie in parte all’investimento iniziale (l’ultimo impianto di pastorizzazione progettato dal Prof. Guido Moro e quindi tutto ‘made in Italy’), ma anche e soprattutto alla rete di persone che lavora affinché il sistema funzioni: dai neonatologi, agli infermieri, alle ostetriche, a noi mamme.
E a chi mi chiede cinicamente quando smetterò di allattare Lindibussi, che di mesi ne ha solo 8, rispondo che una delle ragioni per cui vorrei andare avanti almeno fino all’anno di vita è che fa bene a lei, ma anche ad altri bimbi. Che se non lo faccio ora, non lo faccio più. Il latte umano si può donare fino ai 12 mesi del bambino, ed è un’esperienza talmente arricchente che non sento una ragione abbastanza forte per rinunciare a fare del bene. Non si dona solo l’alimento, si dona un sorriso, un pensiero a delle famiglie che sono state meno fortunate, un abbraccio a quelle mamme che pensavano di uscire dall’ospedale dopo tre giorni e invece si ritrovano a  con-viverci per settimane, a volte di più. Ogni goccia conta, dice l’Associazione Italiana Banche del Latte Umano Donato: www.aiblud.com
Certo è una goccia nel mare, ma come diceva Madre Teresa: “se non ci fosse quella goccia al mare mancherebbe. Importante non è ciò che facciamo, ma quanto amore mettiamo in ciò che facciamo: bisogna fare piccole cose con grande amore“. Grazie Antonella per i tuoi consigli, le tue consulenze, il sostegno che sai dare in un momento così delicato e prezioso come quello della maternità. La tua voce emozionata oggi aveva una forza dentro che ti permette di smuovere montagne. Il cambiamento culturale rispetto all’allattamento avverrà, e anche se ci vorranno anni tu sai che avrai dato un contributo sostanzioso. Insieme, si può.
Per maggiori informazioni o per diventare donatrice: http://www.nutrici.it/

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