Gli amici, quelli che.

E così cominciano a invitarmi alle grigliate nel week-end, alle uscite infrasettimanali, alle reunion scolastiche. Chissà perché, un anno dopo il mio rientro. Forse all’inizio era come se non ci credessero davvero, che ero tornata. Quasi 15 anni di assenze intermittenti, gli ultimi 11 in pianta stabile a 1000 km di distanza.

Le mie zie mi trattano affettuosamente ancora come se avessi vent’anni, invece in questo tempo becero il tempo è passato anche per me. Sono madre, tre volte madre, sono tante figure dal punto di vista professionale, soprattutto sono stata molte cose. Ho tolto e rimesso diverse casquettes, diverse identità, e nel frattempo la vita è passata per tutti, per me come per tutti quelli che avevo lasciato qua a Milano. Ciò che è importante oggi per me non lo era dieci anni fa, sono molto, molto cambiata. Eppure sono sempre la stessa.

Tornando dicevo di non avere più amici a Milano, me misera, ed è vero! I buoni amici rimasti in Italia in questi anni si contano sulle dita di una mano, e con quelli non ci siamo mai persi. Gli altri vivono all’estero. Sono quelli con cui sono cresciuta, che mi hanno vista in tutte le mie imperfezioni, in tutte le mie gratificazioni.

Tutti gli altri sono una massa indistinta di conoscenti a cui per un certo periodo di tempo mi sono sentita più vicina, magari in periodo universitario. Sono tutte quelle persone interessantissime e meravigliose con cui quest’anno non mi sono mai più rivista, nonostante il mio ritorno. Semplicemente, la vita scorre veloce, il tempo è poco e prezioso, e così, senza una ragione, si sceglie nel quotidiano di dare priorità alla famiglia o agli Amici con la A maiuscola, o alle Passioni, o al Lavoro. I primi mesi mi metteva un po’ di tristezza questa mancanza di considerazione verso il mio ritorno, complici alcune questioni in sospeso a Bruxelles e la solitudine della maternità in una città nuova. Ma molto rapidamente ho messo da parte il mio infinito egocentrismo e ho capito che per la stragrande maggioranza delle mie conoscenze il mio ritorno, giustamente, non aveva cambiato una virgola.

Non si diventa amici da adulti solo perché lo si è stati rapidamente da ragazzi. Ci si può rivedere, sì, a volte si può di nuovo sentire una certa affinità, a volte un affetto, ma gli amici su cui ognuno di noi conta sono quelli che sono stati presenti nei momenti importanti. Quelli con cui si affrontano le prove vere che la vita ci mette davanti tutti i giorni. Quelli con cui si condivide l’impotenza e il disorientamento dopo un attentato appena successo, quelli con cui si festeggia per un buon contratto di lavoro, quelli che vivono con te la tua prima gravidanza, il tuo primo aborto, quelli con cui si ride usando tre lingue nella stessa frase, quelli a cui lasci la tua primogenita quando esci la sera, quelli che il mercoledì mattina suonano alla porta, quelli che accidenti anche il terzo è maschio, quelli con cui condividi la pienezza di una maternità attesa troppo a lungo, quelli a cui presti la casa anche se non ti vedi da due anni, quelli che ascolti cantare nei locali, quelli della crèpe marocchina al mercato di Midi della domenica, quelli che incontri al mercato la domenica, quelli che c’erano nelle tue “cazzo situations”, quelli per i cui figli c’è sempre un posto a tavola, quelli che non ti ricordi mai chi ha offerto l’ultima volta, quelli che vedi rinascere dopo un brutto male, quelli che li vai a trovare e sembra che il tempo non sia mai passato, quelli con cui fai un giro dell’isolato in più solo per finire un discorso, quelli che ci sono quando hai bisogno, quelli che, come te, vivono senza TV, quelli che hanno i figli che mettono i maglioni al contrario per scelta e glielo lasciano fare, quelli che ti sono venuti a trovare tutti gli anni, quelli che ti vogliono convincere ad aprire un centro yoga, e il giorno dopo a importare vini italiani, quelli che vestono di rosa i figli maschi, quelli che hanno capito quando non c’ero più per nessuno, quelli che si scontrano col razzismo tutti i giorni solo perché hanno deciso di sposare una persona di colore, quelli che hanno sposato una persona dello stesso sesso pazzamente innamorati e ora gli è passata, quelli che fanno esperimenti neuroscientifici sul cervello ma hanno la decenza di non studiarti quando ti vedono per un caffè.

E ora, a distanza di un anno, l’interesse prima timido e riservato, forse un po’ chiuso dei milanesi diventa voglia di passare del tempo insieme. Hanno smesso di darmi della ROM (scherzando ndr)  per il mio non stile e i miei vestiti fuori moda, e mi dicono ‘sei diversa, mi piaci!’. Cominciano a chiedermi dei favori. Che onore meraviglioso. Cominciano a chiedermi dei favori! E mi permettono così di entrare nelle loro vite.

Sgretolins viene invitata ovunque, e mi chiedo se sia grazie a lei che anche io entro nel tessuto sociale di questo quartiere con facilità, o se sia lei che è così grazie a me, a noi, all’apertura mentale, alla generosità e all’allegria che le trasmettiamo tutti i giorni. Entrambe le cose sono di certo vere, fatto sta che quest’anno scolastico è cominciato alla grande, e anche se probabilmente non sarà qualche uscita a farmi trovare i miei prossimi veri amici, la verità è che io di amici veri ne ho già abbastanza. Soddisfo il mio bisogno di socialità anche con relazioni più o meno superficiali, ma candide, serene, a piccole dosi, appena nate.

I’m so lucky that I only need to accept other kinds of relationships in my life. And then maybe, one day, I will call them also friends, because we’ll have spent important time together, we’ll have faced hard turning points and our everyday life will be as important as my past life abroad who gave me so many beautiful souls that are here to nourish me. 

I miss you my friends, but I have to go on. You are here for me I know, and I’m here for you as well. I would mention you all, but it is senseless, as I know who you are and I know that you read me. So grateful, thank you. 

 

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