Lorella Carimali, non una di meno: l’intervista

Lorella…o meglio, la Professoressa Carimali. E’ docente di matematica e fisica di un liceo scientifico Lorella. Ma è anche l’unica finalista italiana al Global Teacher Price 2018, il Nobel dell’insegnamento. E’ considerata tra i 50 migliori docenti al mondo, scelti tra più di 40.000 candidati. Ha appena pubblicato il suo libro, “La radice quadrata della vita“, che alla presentazione in Feltrinelli ha fatto il pienone. Eppure mi accoglie a casa sua in un tardo pomeriggio come se mi avesse visto nascere, con quella naturalità tipica di molti professori, quell’accoglienza nello sguardo che mi manca così tanto nel mondo del lavoro. Mi dice di darle del tu, mi offre un bicchiere d’acqua, e cominciamo.

Raccontami di te, Lorella. Come sei diventata quello che sei?

Sono nata nella periferia sud di Milano, figlia di due artigiani con la quinta elementare. Il mare l’ho visto la prima volta a 16 anni. Vivevo serena in una casa di ringhiera, in cui il cortile e il vicinato erano tutto il mio mondo.  Non mi mancava niente, anzi, questa dimensione di vita semplice e condivisa mi ha insegnato a cercare l’essenza delle cose, a contare sul gruppo, sugli altri, per dare un senso al mondo. Sono stata pallavolista dagli 11 ai 21 anni, insieme alle mie compagne siamo arrivate in serie B partendo dal nulla. Oggi la condivisione per me è tutto, la forza sta nell’unione degli intenti, nel percepire l’altro come una risorsa e mai come una minaccia.

Le si legge una passione negli occhi che davvero è difficile da descrivere. Parla di giovani disorientati, investiti dalla mancanza di speranza nel futuro. Parla dei suoi sogni e dei suoi desideri, con l’entusiasmo di una ragazzina ma la consapevolezza di 32 anni di insegnamento e tanta vita alle spalle.

Cosa pensi quando entri in classe la mattina?

Che voglio cambiare il mondo. Voglio cambiare la società in meglio. Voglio dare gli strumenti culturali a tutti per arrivare ovunque. Per me la laurea in matematica è stata un riscatto sociale, l’insegnamento è il mio modo di fare politica.

In che senso Lorella?

Appena laureata ho ricevuto 14 telegrammi con offerte di lavoro. Erano altri tempi, nelle grandi aziende cercavano profili come il mio. Ma volevo avere un impatto, non potevo pensare di scegliere un lavoro che non avesse una forte componente sociale. E così, scelsi l’insegnamento. Prima alla Scuola Europa, molto innovativa allora, che univa diversi ceti sociali, includeva nel Cda insegnanti e genitori, poi, dopo 14 anni, decido di dedicarmi a una sfida ancora più grande. Nonostante passi il concorso tra oltre 4000 candidati, rinuncio al liceo scientifico per andare dove la matematica è poco considerata, vado in un ITIS. E lì vivo grandissime soddisfazioni: in collaborazione con altre professoresse porto la mia terza meccanici a vincere il concorso NetD@ys Europe 2003 Arte e Scienza alla Galleria d’Arte Moderna di Torino, con il progetto “Castel del Monte: enigma matematico”. Insieme rompiamo uno stereotipo, portiamo dei ragazzi dell’ITIS a vincere contro studenti del liceo classico e scientifico con la teoria di Fibonacci.

L’insegnamento come vocazione insomma?

Si, ma non come missione. L’insegnante in Italia è troppo spesso considerato un missionario, o alla meglio un impiegato, ma non deve essere cosi. Ho scelto la docenza perché mi fa star bene essere in relazione con gli altri, aiutare i giovani a raggiungere i loro obiettivi, ad essere ciò che desiderano. Li aiuto a prendere la strada più giusta, a trovare la chiave di volta della loro vita, insistendo sul fatto che la vita è un bene troppo prezioso per essere sprecato senza consapevolezza. Certo, oggi se si sceglie questa via si rinuncia alla ricchezza economica. E vivere con uno stipendio da 1600 Euro a Milano non è semplice.

E la matematica?

La matematica è questione di allenamento e di strumenti solidi. Bisogna cambiare la prospettiva, far capire che è la strada che fai per raggiungere il risultato che è importante. I ragazzi devono comprendere, e aiutarsi l’un l’altro. Anche il più bravo ha bisogno di passare dall’intuizione alla comunicazione del suo apprendimento, e non è scontato.

Ti fa decidere chi vuoi essere. Ti dà le competenze culturali e critiche per prendere delle decisioni. Secondo l’OCSE la matematica è una ‘competenza di cittadinanza’: senza la conoscenza matematica non possiamo esercitare i nostri diritti in quanto cittadini liberi. Una società democratica non può lasciare fuori nessuno. Oggi le disuguaglianze non sono solo economiche ma anche educative, quindi se le persone non hanno gli strumenti critici per avere dei sogni e per pensare di realizzarli non c’è giustizia sociale. Oggi è diventato urgente intervenire, passare il messaggio su più larga scala, per quello ho scritto il libro (per acquistarloLa radice quadrata della vita). Vorrei che venisse adottato in tutte le scuole, e che diventasse il manifesto politico della nuovissima Associazione (R)Evolution, che sto creando con decine di altri docenti, studenti, ex studenti, cittadini. Per rilanciare l’Italia a partire dai ragazzi e dalle ragazze e quindi dalla formazione e dalla scuola.

Cosa c’è di diverso oggi da ieri, perché è diventato così urgente fare qualcosa?

La scuola oggi non è più necessaria come dispensatrice di conoscenze, quelle ormai le si può trovare ovunque, ma ha un’importantissima funzione critica che solo lei può assolvere. Oggi tutti – o quasi – sanno leggere, scrivere e far di conto, ma siamo tra i primi al mondo per tasso di analfabetismo funzionale.

Ovvero?

Ovvero la scuola deve insegnare ai ragazzi e alle ragazze come usare le conoscenze e le competenze acquisite, come applicarle nella vita reale. I ragazzi non devono essere lasciati soli nell’applicazione pratica delle loro abilità di calcolo e di ragionamento, ma accompagnati e allenati a farlo. Bisogna andare oltre la semplice applicazione di procedure e capire il significato più profondo di queste e la loro replicabilità, imparare a lavorare in gruppo, a correggersi e a migliorarsi. Premiare solo la performance e non l’impegno è sbagliato! Il voto è una verifica, non può essere l’obiettivo.

C’è un grande bisogno di incontro, di condivisione, di trovare luoghi di confronto tra docenti, tra genitori, tra ragazzi. La Scuola oltre che presidio di legalità deve essere presidio di speranza e fiducia. Ho deciso fare rete, e di far conoscere questa mia visione della scuola.

Per i prossimi 10 anni sarai “Global Education Ambassador” della Varkey Foundation, ideatrice del Global Teacher Prize. Hai un po’ di tempo per attuare il cambiamento…

Il cambiamento già c’è, bisogna farlo girare, smuovere coscienze, far prendere decisioni. Altro che 10 anni, Il riconoscimento intellettuale ed economico dei docenti deve avvenire molto più in fretta, non abbiamo scelta, né tempo.

Mi lasci con una frase importante per te?

Con due. La prima è il mio motto: “Non uno, non una di meno, nella matematica e nella vita”.

La seconda è la mia risposta a chi mi dice che sono un’utopista: “Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande”. Adriano Olivetti

La radice quadrata della vita

Lorella Carimali a Dubai – Globar Teacher Prize

TED-Novara-LorellaCarimali

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