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Bruxelles, quasi due anni dopo

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Ci ho messo del tempo a sentirmi pronta. Sono stata io a frenare, io a organizzare.

Come ho messo piede in città, le mie ansie e le paure si sono sgretolate in mille micro pezzettini. A Milano ero in un turbine di pensieri, mi chiedevo come mi sarei sentita a respirare di nuovo l’aria di Bruxelles, a camminare per le sue strade, a ordinare una birra o a prendere un autobus. Mi dicevo che tutte le ragioni per cui sono tornata in Italia si sarebbero ripresentate schiaffeggiandomi la faccia.

E invece.

Invece Bruxelles è e ormai resterà sempre anche un po’ mia. La città che mi ha fatto crescere, che mi ha dato tanto, che come una madre severa ma affettuosa mi ha accolta tra le sue braccia per dieci lunghi anni. Mi ha ripreso in grembo non appena ho fatto il primo passo sui suoi marciapiedi. Mi sono sentita immediatamente accolta, serena, colma di gratitudine per questo posto così generoso, interessante, multiculturale, povero e ricco allo stesso tempo, sporco ed efficientissimo a seconda dei luoghi e dei settori, comprensivo e intransigente, intimo e distante.

Non ho avuto più paura. Al parco coi piciulini mi ricordavo di me anni fa, quando li aiutavo a fare i primi passi proprio su quelle assi di legno. Quante volte li ho messi su quella zebra…e guarda un po’, Dragon non era mica capace di scalarla quella casetta! E Sgretoli non ha più bisogno di farsi tirare su per arrivare alla parete di arrampicata…Mi sono ricordata degli alberi, delle loro foglie, del terreno bagnato dopo un pomeriggio piovoso, mi sono ricordata di quelle panchine sbilenche e delle sensazioni di gioia e soddisfazione che mi capitava di provare anni fa, quando dopo una giornata di lavoro ci portavo i bimbi e non si sa come riuscivo a rilassarmi.

In un attimo un pensiero cosciente: Bruxelles è stata dieci anni della mia vita, anni felici, di crescita, di avventure, di gratitudine, di entusiasmi e fatiche serene. Vista da Milano la associavo solo alle sensazioni di tradimento, delusione e amarezza degli ultimi mesi. They stick to you as a fucking glue. E invece quanto altro avevo vissuto in quella città, come ho fatto a dimenticarmene per 20 lunghi mesi? Bussi è stata rinascita, in tutti i sensi.

Siamo stati a vedere la vecchia scuola, e chissà se davvero si ricordavano del cortile interno i bambini, fatto sta che in meno di cinque minuti giocavano alla toupie in mille lingue diverse sdraiati a stella sul pavimento polveroso. Sgretoli ha incontrato un amichetto settenne, Milo, il suo preferito venuto apposta col papà per rivederla. E dopo un primo imbarazzo perché lei non sapeva come reagire alla sua galanteria, perché non ha più l’abitudine di salutare gli altri con un bacio, sembrava non si fossero mai separati.

La visita a Bruxelles è stata soprattutto una scarica di Amore. Ne sento ancora addosso l’effetto. L’accoglienza degli amici ci ha commossi. I messaggi di tutti quelli che non siamo riusciti a vedere anche. Tanto tanto amore da tutti, nessuno escluso. Mi hanno emozionato:

Le emozioni vanno scritte, per dimenticare il più tardi possibile. Per riequilibrare le sensazioni negative che come delle vraies bitches prendono molto più spazio nella testa.

Grazie Bruxelles. Grazie per tutto l’amore. Grazie per aver fatto di noi quelli che siamo oggi.

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