Il bordo vertiginoso delle cose – La recensione

Ancora Carofiglio, lo so. Ma che posso dire, mi piace. Vorrei conoscerlo, parlarci davanti a un bicchiere di vino, capire come in un solo libro possa emozionare, insegnare, proporre, analizzare, riesumare, cancellare, interpretare. Carofiglio dà voce a quelle sensazioni che sono snodi essenziali sotto pelle, in cui ognuno di noi si è rifugiato, almeno una volta, oppure mille, in quegli attimi in cui ci si sente persi ma si sa di non essere soli, si sa che una spiegazione c’è.

Questo libro poi è fatto di ricordi adolescenziali del protagonista, che rivive fatti accaduti al liceo con il cuore di un adulto. E’ un esercizio che dovremmo fare tutti: rivederci da grandi in quegli anni struggenti della crescita, anni difficili, dove tutto è una conquista, un imbarazzo, una lotta per la sopravvivenza. Anni pericolosi, taglienti, dove ci si affida alle amicizie come a una corda lanciata giù da una falesia. La voglia di indipendenza dalla propria famiglia d’origine, il rigetto di dinamiche che non si sono scelte, il sapore delle occasioni mancate, gli incontri iniziatici tipici di quegli anni in balia dei venti del momento, i sogni e l’idea di ciò che stiamo diventando rendono i giorni degli adolescenti intensi da far male, impregnati di emozioni con cui non si sa convivere, che ci dominano, e spesso ci guidano sulla strada sbagliata. 

Mai banale, sempre in bilico – su quel “bordo vertiginoso”, appunto – Carofiglio tiene attaccati alle sue pagine perché si aggrappa lui stesso a reti di memoria, e come fa la memoria costruisce sui dettagli e non sul quadro d’insieme. Ci trascina in un vortice, tra le pieghe di un’esistenza che il protagonista ha vissuto senza filtri, sfiorando gli abissi della violenza senza mai lasciarsene inghiottire. Quanto ci aiuta la fortuna in quegli anni in cui tutto può essere e tutto si può diventare? Quante volte guardandomi indietro con gli occhi della donna e della mamma che sono oggi mi sono detta di essere stata ‘miracolata’? Su quel bordo vertiginoso siamo stati tutti tante, troppe volte, molte di più di quelle visibili, o memorabili. Gli adulti che siamo oggi sono i sopravvissuti di quei terreni impervi, di quelle esperienze di vita e di quei turbini di emozioni che provati per la prima volta hanno forgiato la nostra personalità.

Ancora una volta bravo Carofiglio, come fai dire a un tuo personaggio in questo libro: “Saper scrivere così è un privilegio ma anche una responsabilità. Se uno ha un dono come il tuo non ha diritto di sprecarlo”.

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“Come quando ti avvicini a un arazzo, lo osservi da dietro e ti accorgi di come i puntini colorati che formano il disegno risultino da fili dello stesso colore che compaiono, scompaiono e ricompaiono ancora, dopo un cammino sotterraneo, in qualche punto lontano. Adesso provi qualcosa di simile. Ti sembra d’un tratto che le migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia di frammenti di vita che hai disseminato nei tuoi quarantotto anni, gli svariati punti di vista degli altri su di te, i te stessi moltiplicati nella visione di tutti gli altri, non siano altro che i puntini di un arazzo che emergono inattesi da fili nascosti, fili che hanno fatto lunghi e nascosti percorsi.“

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