La tentazione di essere felici e La tenerezza- Le recensioni

Non conoscevo Lorenzo Marone, l’autore di “La tentazione di essere felici”, un romanzo del 2015. L’ho scoperto per caso, come si scorge un bel borgo durante una gita domenicale. Sono felice di avergli dato fiducia e di essermi subito affezionata al personaggio principale, perché tra le pagine scorrevoli ed ironiche emergono messaggi e riflessioni su cui vale la pena soffermarsi.

Cesare, il protagonista, è decisamente un antieroe, un uomo mai stato capace di scegliere, ora un vecchietto con molti rimpianti e poche soddisfazioni. E’ di certo però un personaggio della Napoli verace, che ha voglia di spremere gli ultimi anni di vita che gli restano.

Da questo romanzo è tratto il film “La tenerezza” del 2017, con Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Michaela Ramazzotti. Li consiglio entrambi, libro e film: all’interno c’è l’essenza della vita di tutti, ci sono tratti comuni a chiunque si faccia delle domande, abbia dei rimpianti ed emozioni, conosca l’insoddisfazione del vissuto, la voragine della solitudine, il silenzio dei pensieri non espressi, l’intensità di alcuni rapporti che si possono costruire, o mantenere, solo con degli sconosciuti. Il concetto di normalità viene sradicato, sia sulla carta stampata sia nel film, dove il regista Gianni Amelio racconta come i rapporti umani siano basati più sulla diffidenza e sulla distanza che sulla condivisione, e, appunto, sulla tenerezza. Le parole del libro sono solo un punto di partenza, Amelio riprende certo alcuni concetti principali, come la distanza affettiva del padre dai figli, la caoticità di Napoli, la violenza ben celata in una coppia qualunque, ma in realtà trasforma la storia. Se si è letto il libro la cosa non disturba, perché sotto le trame di un racconto diverso si ritrova tanto dell’essenza originale del libro. Non amo mai riscrivere gli intrecci e le sceneggiature nelle mie recensioni, quelle si trovano ovunque.

Riporto però 2 citazioni dal libro, secondo me significative, a cui tornare con la mente quando necessario:

Alla mia età ancora non ho imparato a gestire l’ansia. In realtà sono molte le cose che non ho imparato e che nessuno mi ha spiegato. Ci insegnano le equazioni, Il cinque maggio a memoria, i nomi dei sette re di Roma, e nessuno ci chiarisce come affrontare le paure, in che modo accettare le delusioni, dove trovare il coraggio per sostenere un dolore“.

Solo di poche persone ci è concesso osservare la gioia, la disperazione, la rabbia, la sofferenza, il godimento o euforia dipinti sul viso, x tutti gli altri bisogna accontentarsi dell’unica maschera a noi visibile“.

E una dal film: “Dice un poeta arabo che la felicità non è il raggiungimento di una meta ma una casa a cui tornare, non è davanti ma dietro; tornare, non andare”.

La mancanza di tenerezza, o l’incapacità di esprimerla è per me la radice di molti dei mali della società. Questa lettura, e questa visione, me ne hanno dato conferma. L’amore è sempre la soluzione.

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