Mom of 4 – benvenuto Paperotto

E così sei nato. Sei tra noi, festeggio i 40 giorni dalla tua venuta al mondo pensando a tutto ciò che ci hai già regalato. Diverse persone mi hanno chiesto com’é essere mamma di 4, « diventa tutto un po’ un automatismo? », « la stanchezza prende il sopravvento sull’entusiasmo? » No, proprio no. La magia per me è la stessa della prima volta, della seconda, della terza. Rifugio il naso nel tuo odorino quando ne ho bisogno, ti tengo stretto per farti allontanare il più lentamente possibile da me. Soffro il tuo peso tra le braccia ma non riesco a lasciarti andare, il tuo papà mi deve suggerire soluzioni ovvie solo perché sono abituata ad averti con me e a convivere con la fatica di averti addosso.

La notte puoi lamentarti per decine di minuti, ruggisci timidamente come un leoncino senza piangere, forse ti piace ascoltarti, forse vuoi parlare. Quando sei sveglio tra noi invece ti guardi intorno con una bocca da papero, sbavetti e ti chiedi dove sei, cosa sei. Mi dicono che a quest’età non hai ancora capito di essere un corpo staccato dal mio, forse per quello quando mi senti vicina o mi senti parlare apri la bocca e cerchi quell’oro bianco che ti sazia. Io d’altronde mi ritrovo a dondolare il bacino per cullarti anche quando sei in braccio a qualcun altro. Il cordone é tagliato ma é vero che ci vogliono almeno 40 giorni per distinguersi come entità.

Avevo tanta voglia di conoscerti. Dal giorno in cui ho saputo di aspettarti ti ho sentito subito mio, anche se non ci avevi preparati, anche se sei entrato di notte, senza bussare, e la mattina al risveglio ti ho trovato in camera coi tuoi fratelli. A loro non potevo dirlo ancora, ma a me era ben nota la tua presenza…Avevi un lungo viaggio da fare ma la tua energia l’ho sentita forte da subito. Tu c’eri e ci saresti stato. E circa 8 mesi dopo, quando ho sollevato il tuo corpicino per farlo uscire dall’acqua, per farti respirare per la prima volta, sei nato e mi hai fatto sentire per un secondo onnipotente. Eh si, perché abbiamo fatto tutto da soli questa volta, nessuna ingerenza, nessuna mano di troppo, nessuna medicina, ma questa storia te la racconto un’altra volta. In ogni caso eravamo noi tre: io, te e il tuo papà che mi dava forza e mi stringeva forte le mani e le braccia, mi teneva ferma e indirizzava la nostra lotta perché non fosse vana, limitava i miei movimenti perché io e te eravamo al traguardo, ma talmente esausti da non renderci conto di dove fosse il nastro. Non posso dire che mi manchi averti dentro perché fuori sei più bello, più vero, sei caldo e morbidoso. Dentro – alla fine dei 9 mesi – eri spigoli, scomodità, bruciori, peso e insonnia.

Mi preparavo per te dal giorno in cui ho saputo che saresti arrivato. E sono stata brava, mi sono preparata bene. Ora tocca insegnarti le regole del gioco, farti conoscere tutti i partecipanti, fare il meglio che possiamo con le carte che abbiamo, e sperare in un pizzico gigante di fortuna. Buona vita amore mio. Welcome into the world. It sucks, but you’re gonna love it.

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