L’Ultimo Paradiso – il film – my review

Che botta questo film. Ho acceso Netflix pensando che avrei visto un film leggero, con la bellissima Gaia (Bermani Amaral) che conosco da quando avevo 13 anni e con cui ho condiviso commedie e tragedie dei banchi di scuola. E invece chi si aspettava che da quella pubblicità della Tim, girata in barca a vela mentre studiavamo per la maturità, Gaia sarebbe diventata un’attrice di spessore? Mi ha davvero impressionata nei panni di una contadina pugliese, con gesti ed espressività perfettamente bilanciati, un accento perfetto, bella bellissima nonostante il trucco che cerca – invano – di non valorizzare il suo fascino italo-brasiliano e la rende realistica nel ruolo di una povera ragazza del Sud Italia. Le scene sono descrittive al punto giusto, come uscissero da una fiaba raccontata a voce, colme di dettagli ma anche asciutte ed essenziali, con sentimenti ed emozioni assoluti protagonisti della trama. Il regista – Rocco Ricciardulli – é abilissimo nel dare voce, corpo e anima ai personaggi senza rubare spazio alla descrizione del contesto storico in cui sono calati, quello della Puglia anni ‘50, di immensi uliveti, di braccianti, di patriarcato, di sopraffazioni e di ingiustizie.

Ciccio (Riccardo Scamarcio) e Bianca (Gaia Bermani Amaral), i due protagonisti della vicenda – ispirata a un fatto realmente accaduto – sono gli archetipi di due innamorati nella loro essenza più nuda e sincera: sono senza età, belli, ingenui, rivoluzionari, sognatori, vivono il momento trascinati dalle loro emozioni e pagheranno un prezzo altissimo per questo.

Con il finale a sorpresa Bianca sembra riscattare i desideri non concessi di tutti i personaggi femminili del film e non solo, di tutta quella generazione di donne senza voce, senza sogni, che non si allontanavano dalla terra natìa e certo non si permettevano neanche di pensare alla possibilità di fare scelte non condivise dai propri padri.

Un film da vedere, che prende spunto dal secondo dopoguerra italiano per approfondire temi attualissimi come la lotta di classe, la libertà, la rivendicazione dei propri diritti, e non per ultima, la condizione della donna.

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