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Cosa ho imparato dal 2021

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Dal 2021 ho imparato diverse cose. Alla me stessa di tanti anni fa direi così:

1) a volte è meglio dire dei no

Mi ci è voluta tanta infinita stanchezza e un’infezione a un rene, ma poi ho fatto una scelta saggia.

2) il corpo è una macchina incredibilmente potente che però prima o poi cede per tutti. Dobbiamo averne cura in ogni periodo della vita, anche da giovani, anche quando va avanti da solo, non solo quando scatta qualche segnale d’allarme.

3) organizzare feste a sorpresa è sempre un divertimento assicurato e fa sentire davvero amati

4) è giusto investire in piatti più belli. Mangiare resta uno dei grandi piaceri della vita. Per me preparare il pasto per i miei cari, tutti i giorni, anche nella fretta della vita quotidiana, è davvero un gesto d’amore, e vale la pena, quindi, nutrirci in piatti che ci diano gioia

5) un’ora di conversazione può essere molto più benefica di settimane o mesi di lavoro. W il coaching e chi si rende utile agli altri mentre lavora

6) scrivere può essere davvero terapeutico, non è solo un modo di dire. Dobbiamo tutti farlo di più e insegnare ai nostri bambini a prendere l’abitudine di esprimersi per iscritto

7) dormire bene è importantissimo per dare il massimo il giorno dopo e a lungo andare la mancanza di sonno influenza negativamente la nostra capacità di pensare ed agire. Si, anche da giovani

8) Audible è la rivoluzione del decennio. Mi ha permesso di non sentirmi col cervello intorpidito da allattamento continuo, mancanza di sonno e ore passate a emozionarmi in silenzio davanti a Jules. Ancora oggi che ho ripreso a leggere, Audible mi regala stimoli intellettuali in quei giorni in cui avrei l’energia solo di addormentarmi sul divano

9) abbiamo tutti – e non solo i bambini – risorse che non pensiamo di avere. Se affrontiamo le difficoltà insieme e riusciamo a esprimere il meglio di noi in ogni relazione, quando ci guarderemo indietro ci chiederemo come abbiamo fatto a superare certi ostacoli, e saremo felici di quello che abbiamo. Non dico certo di avere imparato a mettere in pratica questo punto, ma credo di averne finalmente afferrato il concetto. Poco a poco…

10) pagare per farsi aiutare nella gestione della famiglia, che sia con i bambini o in casa, sono soldi ben spesi. Il mio papà me l’aveva ripetuto diverse volte quando avevo Sgretis piccola e lavoravo tanto, ma non lo ascoltavo. Abbiamo dovuto fare il quarto figlio per permetterci una babysitter in vacanza, perché con il Micio in Smart working non ce l’avrei fatta fisicamente a stare dietro ai 4. Avremmo potuto farlo anche prima però, e anche in altre situazioni. Quando gestivo il CiPiaCe tornavo il sabato e la domenica alle 17h stremata dai ritmi del week-end al bar, liberavo finalmente il Micio dai 2 bambini, lui andava a dormire e io li mettevo in macchina. Mi fermavo nel primo parcheggio disponibile che loro già dormivano e mi addormentavo anch’io. Oggi non so come ho fatto a crearmi una situazione del genere e a starci dentro. Non so come abbiamo fatto entrambi a resistere come coppia e come famiglia. Non so sinceramente neanche cosa ci impedisse di chiedere un aiuto il fine settimana per permettermi di lavorare. Abbiamo avuto alcuni momenti difficili negli anni, e oggi ho imparato – credo – a prenderci maggiore cura di Noi, anche con dei piccoli accorgimenti come questo.

Il 2021 in generale mi ha fatto prendere coscienza del fatto che il mondo è profondamente cambiato rispetto a quel gennaio 2020, che ben ricordo. Ciò che per me è cambiato è soprattutto il modo di guardare alle nostre vite, agli affetti, ai rapporti umani, al mondo del lavoro e a quello del tempo che passa.

Alcuni concetti che per me oggi sono una certezza li avevo forse intuiti dopo l’attentato di Parigi nel novembre 2015 e soprattutto dopo quello di Bruxelles nel marzo 2016. In quella città ci vivevo, avevo un bar da cui transitavano migliaia di persone, ne incontravo di tutti i tipi, e quando le scuole chiusero ‘per ragioni di sicurezza’, per la prima volta giravo per le strade preoccupata non solo per me ma per i miei due bambini piccoli. Quelle erano e restano ferite improvvise, che all’inizio sanguinano molto ma che guariscono in fretta. La pandemia invece è come una malattia di lungo corso, una condizione a cui siamo stati costretti ad abituarci, come il fatto di camminare senza un arto o di sentire solo da un orecchio. Speriamo che nel tempo qualcuno si inventi una protesi, ma quel che auguro a tutti, a partire da me e da chi mi è vicino, è di imparare davvero a godere del presente, il che non significa affatto accontentarsi, significa sorridere di quel che si ha, mentre si fatica immaginando e lavorando per un futuro sempre un po’ più roseo.

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