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Il dito di Dio, Voci dalla Concordia, podcast di Pablo Trincia: la mia recensione

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Mi escono parole a raffica, su questa tastiera. Sono tante quante le emozioni che Pablo Trincia è riuscito a trasmettermi con il suo podcast “Il dito di Dio”. Trincia ripercorre le tappe del naufragio della Costa Concordia, al largo dell’isola del Giglio, la notte del 13 gennaio 2012.

Di quella tragedia ricordavo soprattutto l’abbandono della nave da parte di Schettino, il comandante. Ricordavo la famosa telefonata con De Falco, in cui quest’ultimo gli intima di tornare a bordo e dargli indicazioni su quanti passeggeri sono ancora intrappolati sulla nave. Ricordavo la questione dell’inchino, quindi la ragione prima che ha dato il via al disastro. Avevo Sgretis di pochi mesi, ero una spugna pregna di nuove emozioni, e quella storia mi colpì particolarmente.

A distanza di 10 anni, oggi Trincia, con una maestria rara, molta delicatezza ma anche suspense narrativa, dà voce ai protagonisti di questa storia, accompagnandoci in quelle ore di angoscia, di solitudine, di trappola e di buio del naufragio. Molti si salvarono, ma per 32 persone, di cui una bambina di 5 anni, non ci fu scampo. Al di là dell’emozione per le storie delle persone, per la lotteria della vita che in quelle situazioni si trasforma in destino, ascoltando Trincia si prova anche grande rabbia. Ci si rende conto di quanto la qualità delle persone che ci si trova accanto (e in questo caso anche che avevano potere decisionale) possa davvero fare la differenza. I dialoghi sono intensi, si ha accesso alla scatola nera, alle registrazioni delle telefonate e delle conversazioni realmente avvenute a bordo. Congratulazioni a tutto lo staff che c’è dietro questo lavoro, un documento preziosissimo, che senza immagini ma col solo uso sapiente della voce e del montaggio ci emoziona e rende consapevoli di quanto avvenuto quel 13 gennaio.

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