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4 tazze di tempesta: la mia recensione

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A volte il centro di una tempesta è il luogo più sicuro del mondo.

Da lì puoi solo risalire, rivedere, riconsiderare. Da lì ne uscirai cambiato, con nuove risorse, con nuovi sguardi su vecchi mondi.

Quante volte però ci giriamo dall’altra parte, ci allontaniamo prima per paura di sentirlo, quell’occhio del ciclone, per paura di esserne travolti e di non sapere quale parte di noi sopravviverà e a quale dovremo rinunciare.

Questo libro è un manoscritto leggero, che si legge in poche ore. Eppure parla a una generazione, la mia, con un linguaggio chiaro e riconoscibile: è un libro al femminile, vero, ma senza quell’acidità che a volte ritrovo nei discorsi solo tra donne.

La Brunini ci accoglie in un mondo in cui ci si riconosce immediatamente, perché è quello degli anni che passano, dei valori che cambiano, dei rimpianti e dei sentieri percorsi, delle cicatrici e dei sensi di colpa. Fa parlare le sue protagoniste tra un bicchiere di vino e una tazza di thé svelando pensieri che ognuna di noi si porta dentro.

Un libro per quarantenni ‘reali’, quelle che non si sentono più come una volta e lo sanno bene. Quelle consapevoli che l’unico tempo da vivere è il presente, e l’unico sentimento che ci guida è l’amore in tutte le sue forme. Prima decidiamo di farne una modalità di vita, prima decidiamo di guardare alle cose con questi due filtri, prima saremo fedeli a noi stesse. E solo l’autenticità ci permette di vivere davvero, senza sprecare il nostro tempo.

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